19 – Inaugurazione


Primo Habitat, Selenia, 1 dicembre 2025

Non si può dire che sia una folla, quella che è radunata alle dieci di mattina nella grande piazza del primo habitat. Nonostante sia presente l’intera popolazione residente di Selenia, si tratta complessivamente di settantasei persone, anche contando Reinaldo e Kate che si trovano sul piccolo palco allestito per l’occasione. D’altra parte l’occasione è solenne, tutti i presenti sanno in linea di massima perché si trovano riuniti qui in questa piazza sotterranea illuminata dal sole.
Questa è una delle novità importanti! Dopo mesi passati a lavorare in ambienti chiusi oppure all’interno dell’habitat alla luce di lampade da cantiere, per molti di loro è una gradita sorpresa trovarsi in un ambiente che ricorda l’esterno, sotto un cielo azzurro illuminato da un bel sole giallo. Certo, l’illusione non è perfetta: il cielo è a soli cinquanta metri sopra le loro teste, ed è dipinto di azzurro e illuminato da riflettori a luce diffusa disposti lungo le pareti; il sole però è assolutamente credibile, come il sole della Terra è impossibile guardarlo per più di un paio di secondi senza rimanere abbagliati.
Ed è perfettamente naturale che sia credibile, perché quella è davvero l’immagine del Sole. Al centro del soffitto della caverna, per tutti i quasi quattrocento metri della sua lunghezza, si stende quella che qualcuno ha battezzato la Via del Sole; il nome è piaciuto ed è stato ufficiosamente adottato. Si tratta in realtà solo di una lunga doppia lastra di vetro temperato, larga un paio di metri e dello spessore complessivo di circa otto centimetri, all’interno della quale un portale di un metro di diametro inquadra il Sole, visto dallo spazio attraverso un filtro formato da un blocco compatto di vetro al piombo affumicato di due metri di lato. Il portale si sposta nell’arco delle dodici ore diurne da un’estremità all’altra dell’habitat e si chiude per le dodici ore notturne.
In questo momento il sole è alto nel cielo (è sempre alto nel cielo, in realtà, per tutta la giornata) e illumina l’intero habitat mettendo crudamente in evidenza l’incompletezza della costruzione: solo l’estremità della piazza in cui si trova la gente ha un’aria finita, poche decine di metri più in là la pavimentazione si interrompe, la maggior parte degli edifici che la circondano hanno le finestre come orbite vuote, senza né vetri né imposte. Ma la maggior parte dei presenti si aspetta tutto questo, visto che sono loro che da mesi lavorano qui dentro per rendere abitabile questo ambiente; conoscono uno per uno gli appartamenti completati, sanno dove si sta lavorando per installare pavimenti, infissi, impianti elettrici, eccetera. Sarebbero loro i primi ad offendersi se qualcuno facesse un commento poco educato sull’aspetto ancora grezzo dell’habitat.
Alle dieci in punto Reinaldo si schiarisce la voce e accende il microfono: – Per favore, un attimo di attenzione.
Le voci della folla si spengono rapidamente in un mormorio, che poi cessa completamente e Reinaldo riprende a parlare: – Amici… Permettetemi di chiamarvi così, amici, perché in questo anno abbiamo tutti lavorato assieme alla realizzazione di questo habitat in cui ci troviamo adesso e, nel bene e nel male, abbiamo avuto occasione di conoscerci tutti. Ci siamo imbarcati in questa enorme impresa tutti assieme e siamo tutti compagni in questo viaggio.
– Ma da oggi, noi tutti qui presenti, siamo anche qualcos’altro, qualcosa di più. Oggi siamo qui riuniti per inaugurare la prima sezione della città di Selenia e io ritengo che questo faccia una grande differenza: da oggi non siamo più dei semplici coloni, siamo cittadini della Luna, abbiamo per la prima volta qui un luogo che, chi di noi vorrà, potrà chiamare casa.
– Oggi finalmente, dopo quasi un anno di lavori, apriamo questa prima sezione della nostra città; è ancora incompleta, certo, per il momento sono abitabili solo poco più di un centinaio delle ottocento unità abitative che la comporranno quando sarà terminata, ma già così ci fornirà abbastanza spazio per incrementare l’immigrazione e, con l’aggiunta di nuova mano d’opera, i lavori accelereranno ulteriormente: se tutto va secondo i progetti, a fine marzo i lavori in questo habitat saranno terminati, e potremo passare a crearne altri.
– E, parlando di progetti, voglio ringraziare pubblicamente l’architetto che ha progettato tutto questo: Kathleen Scott. – E mostra con un gesto Kate, che fa due passi in avanti sul palco e si inchina leggermente alla folla che applaude. – Tutto l’habitat è stato progettato da Kate aiutata dai suoi assistenti, quindi se troverete dei problemi nelle vostre nuove case, se le finestre si aprono dalla parte sbagliata o cose del genere, adesso sapete a chi dare la colpa.
La gente ride e comincia a parlottare. Reinaldo li lascia fare per qualche minuto e poi riprende la parola: – Amici, compagni, concittadini, ascoltatemi ancora un minuto, ho ancora una cosa da dirvi. Oggi noi qui abbiamo anche un altro evento da festeggiare; più personale e meno grandioso dell’inaugurazione di una città, ma non per questo meno importante per il nostro futuro. – Fa un cenno con la mano e da dietro sale sul palco Myra, con un fagotto in braccio. – La città è importante, certo, ma ancora più importanti sono i suoi cittadini. Vi presento Myra Vasilyeva, la responsabile dei sistemi informatici di Selenia, e suo figlio Naanna, nato qui appena tre settimane fa, il primo essere umano nato sulla Luna da settemilacinquecento anni!
Myra allenta la coperta che lo avvolge ed estrae il neonato che, naturalmente, alla vista di tutta questa confusione si mette a strillare. Reinaldo riprende il microfono: – Ecco, in realtà quello che volevo dirvi è tutto qui: la nostra città e il nostro futuro. Diamoci da fare per continuare a costruirli. Grazie a tutti voi.


Sono le sei del pomeriggio e, terminata la giornata di festeggiamenti e celebrazioni, Reinaldo e Massimo stanno ammirando il tramonto nell’habitat. Il sole si trova all’altra estremità del suo percorso di poco meno di mezzo chilometro: per aumentare il realismo la lastra della Via del Sole sfuma gradualmente verso il rosso alle estremità, e quindi il disco luminoso è di un rosso acceso mentre scompare lentamente all’orizzonte.
– Certo che quanto a retorica non scherzi proprio. – Scherza Massimo: – Quel discorsetto che hai tenuto stamattina era qualcosa di terribile.
– Ma dai, era una circostanza importante e mi sembrava doverosa un po’ di retorica; dopotutto è stata una giornata storica.
– Ma dovevi proprio citare Shakespeare?
– Ecco… Non è che dovevo, però non sono riuscito a trattenermi…
– Sei sempre il solito, pur di fare una battuta rovineresti anche un’occasione come questa. Parlando d’altro, non mi hai mai detto come sono andati i test sulla schermatura della Via del Sole.
– Ah, giusto, me ne sono scordato. Troppe cose per la testa in questi giorni… Comunque sì, sono andati molto bene, naturalmente, altrimenti non avremmo fatto l’inaugurazione di stamattina. Nonostante che l’attività solare sia moderatamente alta in questo periodo, il flusso misurato al centro dell’habitat corrisponde ad appena zero punto quattro millisievert all’anno, circa un decimo della radiazione di fondo media sulla Terra.
– Vuoi dire che in quell’habitat c’è meno radioattività che a Londra?
– Molto meno. Naturalmente a differenza della Terra non abbiamo una magnetosfera che ci protegga dal vento solare e quindi la nostra radiazione di fondo, che è sostanzialmente quello che passa attraverso il filtro della Via del Sole, aumenterà molto nei massimi di attività ma, a meno di un flare diretto proprio nella nostra direzione, resterà ampiamente nei limiti di sicurezza.
– Un flare? Quello che normalmente viene chiamato tempesta solare?
– Esatto. Quello che succede quando un’esplosione sulla superficie del Sole erutta una massa di plasma nello spazio a una velocità spaventosa. Se l’emissione è diretta verso la Terra, la magnetosfera ne deflette la maggior parte e provoca un’aurora boreale, creando relativamente pochi problemi in superficie; ma la Luna non ha una magnetosfera che la protegga, quindi l’impatto del plasma che viaggia a velocità quasi relativistica con il nostro schermo di vetro al piombo, provocherà una cascata di radiazioni secondarie che può essere migliaia di volte superiore al normale. E questo sarebbe pericoloso.
– E quindi come facciamo ad evitarlo?
– Semplice: teniamo d’occhio il Sole. Se vedremo un flare abbastanza vicino al centro del Sole da essere diretto verso di noi, sapremo che entro un giorno o due arriverà la tempesta e ci limiteremo a chiudere il portale finché non è finita. In media un episodio del genere capita una volta ogni cinque o dieci anni, quindi non sarà un grosso problema; dovremo probabilmente “spegnere il sole” negli habitat per una settimana ogni decennio o giù di lì.
– E in quella specie di serra che vuoi costruire in superficie? Lì non sarà pericoloso?
Reinaldo ci mette un paio di secondi per capire a cosa si riferisca Massimo: – Ah, vuoi dire la terrazza panoramica! Non chiamarla serra, per carità, che se il nome si diffonde non glie lo toglie più nessuno. Sì, lì il problema delle radiazioni sarà più delicato: avendo solo le lastre di vetro al piombo come schermatura, la terrazza sarà abitabile solo nei periodi di bassa attività solare; durante i massimi, che possono durare anche molti mesi, la terrazza dovrà essere chiusa al pubblico, anche se ci si potrà andare con qualche precauzione per fare manutenzione; in caso di tempesta solare diretta verso di noi, non solo sarebbe un suicidio andarci, ma potrebbe anche essere necessaria una successiva decontaminazione.
– E tutto questo lavoro per cosa? – Ribatte lui: – Scusami Reinaldo, ma non riesco a capire perché ci tieni tanto a quella struttura, costosa e faticosa da mantenere.
– Beh, a parte che mi sembra… innaturale vivere sulla Luna e non poterne vedere la superficie, lo considero un investimento per il futuro: pensa ai bambini che nasceranno qui sulla Luna, a tuo figlio che è appena nato; è molto improbabile che abbiano occasione di visitare la Terra prima di essere diventati adulti, vuoi allevare un’intera generazione di claustrofili?
– E pensi che la tua… terrazza panoramica potrebbe fare una differenza?
– Spero di sì. Almeno avranno un’alternativa alla vita dentro delle caverne alte sì e no cinquanta metri, potranno farsi un’idea di cosa significa “spazio aperto”…
– E se ottenessi il risultato opposto, se qualcuno diventasse claustrofobo e non sopportasse l’idea di vivere sottoterra a Selenia? Non sarebbe meglio che fossero ben integrati con l’ambiente in cui sono destinati a vivere?
– Forse. Ma noi e loro non siamo destinati a vivere per sempre nelle caverne. Ci vorrà molto tempo, ma prima o poi torneremo fuori, e in vista di quel momento non dobbiamo perdere il contatto con la realtà esterna.
Reinaldo si guarda intorno nella grande piazza in penombra, illuminata adesso solo da una luminosità diffusa del cielo che fornisce una luce appena superiore a quella della luna piena sulla Terra. L’azzurro del cielo è diventato blu cupo, per effetto dell’illuminazione ridotta, e punteggiato dall’immagine proiettata di centinaia di stelle: – È un po’ lugubre questo spazio così vuoto, – dice cambiando argomento – a che punto siamo con l’assunzione dei giardinieri?
– Aspettavamo solo l’inaugurazione di oggi, per avere spazio per ospitare più personale. Gli uffici della Hephaestus in Giappone e in Croazia hanno già una ventina di candidati che hanno superato la prima selezione, da domani cominceranno con la seconda tornata di colloqui.
– Bene, perché qualche albero e un po’ di aiuole sono quello che ci vuole per rendere più accogliente questo posto, più umano. Per non parlare di quelle terrazze spoglie, – indica verso l’alto, ai piani superiori delle ziggurat che circondano la piazza – nei progetti dovevano essere dei giardini… Speriamo che gli psicologi che hanno fatto i primi colloqui siano all’altezza, come la Singh di Calcutta: tutti quelli che ha approvato lei sono poi stati assunti.
– Spero di sì, sulla carta sono tutti ottimi professionisti, ma dovremo verificare alla prova dei fatti. D’altra parte, – aggiunge – il loro non è un compito facile: valutare la possibilità che i candidati accettino un’offerta strana come quella che gli vogliamo fare senza potergliene parlare direttamente; in pratica devono fare un test psico-attitudinale mascherandolo in modo che sembri un colloquio di lavoro un po’ informale. Onestamente, mi sono stupito dei risultati della Singh, è ottenuto molto di più di quello che credevo possibile.


È tardi e Reinaldo e Shauna sono a letto nella loro camera nel complesso vecchio; il giorno dopo traslocheranno le loro cose nella nuova casa, un appartamento di centoventi metri quadri all’ultimo piano di uno degli edifici del nuovo habitat.
– Che bello avere di nuovo una casa, – esclama lei – dopo tutti questi mesi confinati qui dentro.
– Non pensavo che ti pesasse tanto.
– No, non fraintendermi, non è che sia un problema pressante. Però dopo due anni passati con a disposizione una sola camera, con la cucina condivisa con altre venti persone, con quello che potrebbe essere il soggiorno che sembra la plancia della Enterprise… Beh, poter arredare e vivere di nuovo una casa vera sarà una bella soddisfazione.
– Beh, sì, in fondo son d’accordo anch’io. In un angolo della Grande Sala ho ancora gli scatoloni delle cose che mi sono portato da Barcellona, quando ho venduto la casa di mia madre, finalmente li potrò riaprire!
– È molta roba?
– In realtà per la maggior parte sono cianfrusaglie, cose che sono state in giro per casa per tutta la mia vita e che mi seccava buttare via. Mi sa tanto che finiranno di nuovo in uno scatolone, a parte magari il servizio buono da tavola e qualche soprammobile e un paio di quadri.
– Però le hai tenute…
– Sono fatto così, non mi piace buttar via le cose. Tenere da parte qualche scatolone non costa molto, al massimo un metro cubo di spazio sprecato, e magari un giorno sarò contento di avere questi oggetti che mi ricordano il passato. Sai, sono convinto che quando un oggetto è collegato a dei ricordi, non importa se buoni o cattivi, diventi una parte di te stesso; buttarlo via è come rinunciare intenzionalmente a una parte della tua memoria.
– D’altra parte ci sono dei ricordi che uno può voler rimuovere, se il rischio è quello di passare una vita di recriminazioni o rimpianti.
– È vero, ma non è automatico che sia così. I rimpianti nascono dal ricordo di una scelta che hai fatto e che a posteriori si è rivelata sbagliata; uno non può passare la vita a recriminare i propri errori, ma è pur vero che chi dimentica gli errori del passato è condannato a ripeterli.
– Quindi tu vedi i ricordi come una specie di memento degli errori del passato?
– Non solo, ma anche questo. Noi adesso abbiamo una prospettiva del nostro futuro che nessun essere umano ha mai avuto prima, almeno negli ultimi settemila anni: abbiamo la possibilità di vivere una vita attiva per molti più anni di quanto sia stato mai possibile, e questo significa molte più possibilità di ripetere gli stessi errori. Fra cent’anni saremo ancora capaci di immedesimarci nei ricordi dei bambini che eravamo cinquant’anni fa?
– Non lo so; spero di sì, ma effettivamente già adesso faccio fatica a capire come pensavo quand’ero una bambina.
– … e quindi capisci anche tu che penso che fra cento o duecento anni sarò contento di avere ancora degli oggetti che mi ricordino chi ero e chi sono, delle cose che ho fatto e degli errori che ho commesso.
– E qual è stato il tuo errore più grande?
– In questo momento penso che sia stata la pessima idea di mettermi con una ragazzina sessantenne che sembra voglia passare tutta la notte a chiacchierare, non avevamo qualcosa di meglio da fare?


Il pomeriggio successivo Massimo e Myra erano ospiti a casa di Reinaldo e Shauna. L’arredamento era ancora strettamente essenziale: a parte la cucina e il bagno, che avevano l’arredo standardizzato, al momento avevano solo i pochi mobili che Reinaldo aveva portato con sé da Barcellona e quindi l’appartamento era un po’ spoglio.
La vista dalla porta-finestra del soggiorno era però splendida: dopo i quattro metri di terrazza, che sarebbe presto diventata un giardino, si poteva godere della vista dell’intero primo habitat; la casa era al centro del lato corto della piazza, all’ultimo piano, e quindi il panorama spaziava per quasi mezzo chilometro, comprendendo tutta la piazza e la doppia fuga degli edifici laterali, al momento solo parzialmente completati.
Avevano portato fuori un tavolino e quattro sedie, per poter godere del panorama mentre prendevano il tè delle quattro, e fu Reinaldo a portare la conversazione su un argomento a cui pensava da qualche giorno: – Massimo, tu che hai seguito più di me le assunzioni, abbiamo dei giuristi nel nostro personale?
– Giuristi? Intendi degli avvocati? Credo di sì, qualcuno nel personale a Terra.
– Non è esattamente quello che intendevo, anche se varrà la pena studiare i loro curriculum. Il problema a cui sto pensando è una cosa di cui, in retrospettiva, avremmo dovuto occuparci molto prima: se vogliamo una colonia funzionante e in crescita, abbiamo bisogno di leggi.
– Intendi una cosa tipo codice penale e civile? Stai scherzando? – Interviene Myra: – Questo mi sembra davvero mettere il carro davanti ai buoi: ti ricordo che abbiamo una popolazione totale di ben settantasei adulti e un neonato!
– Non scherzo affatto, come ho detto prima semmai siamo già in ritardo. – È la pronta risposta di Reinaldo: – Pensateci bene, abbiamo tutte queste persone che sono state assunte per fare un lavoro ben preciso: costruire una città; adesso scoprono, in realtà hanno scoperto negli scorsi mesi, che possono restare a vivere in questa città e diventare cittadini della Luna, e hanno degli ottimi incentivi per farlo, non ultimo il nostro sistema sanitario che è veramente unico al mondo. – Sorride: – Ma se dovessero decidere di rimanere devono sapere da subito quali sono le condizioni, qual è l’organizzazione legale di questa città, quali sono i diritti e i doveri dei suoi cittadini; in caso contrario, qualunque esercizio del potere sarebbe puramente arbitrario.
– Sono d’accordo sul fatto che siamo in ritardo, – puntualizza Shauna – ma credo che tu stia sbagliando la valutazione delle priorità.
– Vuoi dire che stiamo dimenticando qualcosa di ancora più urgente della definizione legale di un codice di comportamento?
– Precisamente. Prima di scrivere delle regole con valore di legge, – spiega lei – dobbiamo definire qual è la fonte dell’autorità che le promulga. Altrimenti sarebbe ancora, come hai detto prima, un atto di arbitrio.
– Hai ragione, Shauna, – interviene di nuovo Myra – quella di cui abbiamo bisogno subito è una costituzione. Il resto potrà venire in seguito.
– E questo, – riprese lei – richiede necessariamente una decisione sul tipo di governo che vogliamo darci: democratico, oligarchico o monarchico?
– Beh, su questo temo che non ci sia possibilità di scelta. – Rispose Reinaldo esitante: – Vista la fonte del potere che permette a Selenia di funzionare, non è possibile altro che una monarchia.
Gli altri tre lo guardarono in modo strano, fu Massimo a rompere il silenzio: – Vuoi proclamarti re di Selenia?
– Propongo Zar. – Si intromise Myra, sempre pronta a scherzare: – Zar Reinaldo I di Selenia, il Piccolo Padre dei Lunatici.
– È inutile che facciate gli spiritosi, è una cosa che non piace neanche a me, ma non ci sono alternative. – Riprese Reinaldo con un sospiro: – Il nocciolo del problema sta nel fatto che tutto il funzionamento di Selenia, dall’estrazione mineraria al ricambio di aria e acqua, dalle terapie epigenetiche alla stessa possibilità di venire qui o tornare sulla Terra, tutto dipende dall’Osservatore, e l’Osservatore è una macchina progettata per eseguire gli ordini che riceve.
– Capisco che sia una situazione anomala, mai vista prima nella storia, ma non vedo dove stia il problema. – Intervenne Shauna confusa: – Cosa ti impedisce di organizzare, ad esempio, una democrazia parlamentare e ordinare all’Osservatore di accettare istruzioni solo dal capo di un Governo eletto democraticamente?
– Non me lo impedisce nessuno, ma non funzionerebbe. – Risponde Reinaldo sconsolato: – L’unico limite dell’Osservatore, se vogliamo chiamarlo così, è che deve esserci almeno una persona che è autorizzata a impartirgli ordini senza limitazioni. Vi assicuro che è una cosa su cui ho insistito molto con lui all’inizio, perché mi rendevo conto a cosa avrebbe portato; è qualcosa insito nella sua stessa natura, per così dire, deve avere qualcuno autorizzato a dargli qualsiasi ordine.
– Continuo a non capire perché questo debba essere un problema…
– È semplice, in realtà. Io potrei ordinare all’Osservatore, come dicevi tu, di prendere ordini solo dal Presidente di un Governo eletto e questo probabilmente funzionerebbe per un po’ di tempo. Ogni volta che venisse eletto un nuovo Governo, ci sarebbe un passaggio di consegne e l’insediamento di un nuovo Presidente che prenderebbe il posto del precedente. Fino a che…
– Oh, cazzo! – Lo interruppe Massimo: – Credo di aver capito.
– Fino a che – riprende Reinaldo – non capiterà un Presidente con manie di grandezza e nessuno potrà impedirgli di mantenere il controllo sull’Osservatore, basterà che il Presidente gli ordini di continuare a prendere ordini solo da lui!
– E non c’è nessun modo di evitarlo? – Chiede ancora Shauna.
– No, purtroppo no. Se invece di un Presidente con pieni poteri avessimo un’oligarchia di qualche tipo, il problema sarebbe uguale: qualcuno deve avere l’autorità sull’Osservatore e niente e nessuno può impedirgli di prendere il potere assoluto. È solo questione di tempo, ma è comunque un sistema che seleziona al potere la peggior persona possibile!
– E quindi – conclude Myra – hai deciso di tenerlo tu.
– Sì, almeno per un po’. Un anno, dieci anni, mille anni… Fino a che non sarò sicuro di aver trovato qualcuno che può sostituirmi facendo un lavoro migliore del mio, perché quella decisione sarà irrevocabile. – Reinaldo fa una pausa e poi riprende a voce più bassa: – Sia chiaro, non sto facendo un discorso del tipo “voglio il potere perché sono l’unica persona che sa cosa bisogna fare”, queste sono auto giustificazioni per un più semplice “voglio il potere perché sì”. Il mio punto di vista è che il potere mi è cascato addosso e passandolo a qualcun altro avrei sostanzialmente il cinquanta per cento di probabilità di scegliere la persona sbagliata, quindi sarebbe solo un atto di vigliaccheria, un non volermi assumere la responsabilità di quello che succederà poi.
Il sole stava arrivando all’estremità opposta dell’habitat e le ombre si allungavano. I quattro rimasero per qualche minuto immersi nei loro pensieri ammirando il panorama, alla fine fu Shauna a rompere il silenzio: – Quindi una monarchia, non ci sono alternative.
– Esattamente. Ma non ho nessuna intenzione di farmi chiamare re o imperatore o… – si girò a guardare Myra – … zar. Sono termini abusati che richiamano un passato ancora troppo vicino; e presidente a vita fa troppo dittatura travestita da democrazia. Pensavo di rispolverare un termine arcaico, arconte, che vuol dire sostanzialmente la stessa cosa ma è meno emotivamente carico.
Arconte Reinaldo I di Selenia – Provò a dire Massimo: – Sì, suona bene. E questo ci riporta al problema iniziale: dobbiamo scrivere una costituzione.
– Sì, giusto. Io penso a un misto di democrazia rappresentativa e diretta, fatto salvo il diritto di veto dell’Arconte sulle questioni più importanti… Ok, tecnicamente su tutto: alla fin fine sono legalmente proprietario di tutti gli immobili della colonia e di tutte le sue industrie… Direi che ci troveremo in una situazione simile a quella dell’Alto Impero Romano: legalmente era il Senato a fare le leggi, ma l’Imperatore aveva diritto di veto, quindi un suggerimento da parte sua era di fatto vincolante per il Senato. Bisognerà trovare il modo di formalizzare la cosa in modo che il Parlamento non si senta inutile, non sia inutile, perché una persona da sola non può governare un intero paese.
– Quindi abbiamo bisogno di persone con le competenze necessarie per scrivere da zero una costituzione monarchica, sufficientemente flessibile da essere utilizzabile sia adesso, con una popolazione minima, che in futuro quando aumenterà di centinaia o migliaia di volte. – Riassume Shauna: – E abbiamo bisogno di scriverla in fretta, in modo da poterla sottoporre ai cittadini di Selenia prima che cominci l’esplosione demografica.
– Proprio così, – conferma Reinaldo – e non credo che sarà un compito semplice.

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