Bias di corrispondenza

Articolo originale
Eliezer Yudkowsky
25 Giugno 2007

Il bias di corrispondenza è la tendenza a trarre inferenze sul carattere unico e durevole di una persona, basandosi su comportamenti che possono essere interamente spiegati dalla situazione in cui occorrono.
Gilbert and Malone

Tendiamo a vedere una corrispondenza troppo diretta tra le azioni degli altri e la loro personalità. Se vediamo qualcuno prendere a calci un distributore a moneta senza un motivo visibile, presumiamo che sia una “persona rabbiosa”. Ma quando tu stesso prendi a calci il distributore, è perché l’autobus era in ritardo, il treno in anticipo, sei in ritardo con la consegna di quel rapporto e adesso questa maledetta macchina ti ha fregato i soldi per la seconda volta in due giorni consecutivi. Certamente, ti dici, chiunque prenderebbe a calci il distributore in questa situazione.

Noi attribuiamo le nostre azioni alle situazioni, vedendo il nostro comportamento come una reazione perfettamente normale alle circostanze. Ma quando qualcun altro prende a calci una macchina, non vediamo la sua storia precedente aleggiare intorno a lui. Vediamo solo il calcio, senza nessuna ragione che noi possiamo vedere, e pensiamo che questa debba essere una persona naturalmente violenta — dato che ha reagito in questo modo senza nessuna provocazione.

Eppure, considera le probabilità a priori. Ci sono più autobus in ritardo nel mondo che mutanti nati con un livello di violenza innaturalmente alto che a volte li porta a prendere a calci le macchinette a moneta. Ora, l’umano medio è effettivamente un mutante. Se ricordo correttamente, l’individuo medio ha tra le 2 e le 10 mutazioni espresse somaticamente. Ma è molto improbabile che una specifica posizione del DNA sia modificata. Allo stesso modo, ogni singolo aspetto del carattere di ciascuno di noi è probabilmente non lontano dalla media. Suggerire il contrario significa caricarsi di una montagna di improbabilità.

Persino quando le persone sono esplicitamente informate delle cause di una situazione, non sembrano tenerne propriamente conto nel valutare il comportamento osservato. Quando a un soggetto viene detto che al relatore è stato assegnato a caso un discorso pro o contro l’aborto, gli ascoltatori pensano ugualmente che lo speaker sia favorevole all’argomento che gli è stato assegnato casualmente. (Jones and Harris 1967, “The attribution of attitudes.)

Sembra abbastanza intuitivo spiegare la pioggia come prodotta dagli spiriti dell’acqua; spiegare il fuoco con una roba infuocata (il flogisto) che esce dal materiale che sta bruciando; spiegare l’effetto soporifero di un medicinale dicendo che contiene un “potere di sonno”. La realtà in genere implica meccanismi più complicati: un ciclo di evaporazione e condensazione che produce la pioggia, combustione ossidativa per il fuoco, interazioni chimiche con il sistema nervoso per l’effetto soporifero. Ma i meccanismi sembrano più complicati delle essenze; è più difficile pensarci, sono meno disponibili. Così quando qualcuno prende a calci un macchinetta del caffè, pensiamo che abbia una tendenza-a-prendere-a-calci-le-macchine innata.

A meno che il “qualcuno” che calcia la macchina non siamo noi — nel qual caso ci stiamo comportando in modo perfettamente naturale, data la situazione; certamente chiunque altro farebbe la stessa cosa. In realtà noi sovrastimiamo la probabilità che gli altri rispondano alle circostanze nello stesso modo in cui facciamo noi — l’effetto di “falso consenso”. Gli studenti che bevono sovrastimano notevolmente la percentuale di studenti che bevono, mentre i non bevitori la sottostimano in maniera considerevole. “Errore di attribuzione fondamentale” è la nostra tendenza a sovrastimare l’influenza del carattere nel comportamento altrui, e a sottostimarla in noi stessi.

Per capire perché le persone si comportano in un certo modo, dobbiamo prima comprendere che ciascuno considera il proprio comportamento come normale. Non chiederti con quale strana predisposizione mutante sono nati, che influenza direttamente il loro comportamento visibile. Chiediti piuttosto in quale situazione la gente vede se stessa. Sì, le persone hanno dei difetti di carattere — ma non ci sono abbastanza tratti di carattere ereditabili per giustificare direttamente tutti i comportamenti che vedi.

Supponi che ti dia un telecomando con due pulsanti, uno rosso e uno verde. Il bottone rosso distrugge il mondo, il bottone verde impedisce al bottone rosso di venir premuto. Quale bottone premi? Quello verde. Chiunque dia una risposta diversa sta probabilmente complicando eccessivamente la domanda.

Eppure la gente a volte mi chiede perché voglio salvare il mondo. Come se io dovessi aver avuto un’infanzia traumatica o qualcosa del genere. Davvero, sembra una decisione abbastanza ovvia… se vedi la situazione in questi termini.

Posso avere dei punti di vista non nella media che richiedono una spiegazione — perché credo certe cose quando la maggioranza delle persone non ci crede? — ma date queste convinzioni, le mie reazioni non sembra che richiedano una spiegazione eccezionale. Forse sono una vittima del falso consenso; forse sovrastimo il numero di persone che premerebbero il bottone verde se vedessero la situazione in questi termini. Ma sai, credo che sarebbero ancora al massimo una minoranza sostanziale.

La maggior parte delle persone vedono se stesse come perfettamente normali, dall’interno. Anche le persone che odî, quelle che fanno cose terribili, non sono mutanti eccezionali. Ahime, non è necessaria una mutazione. Quando comprendi questo, sei pronto per smettere di essere sorpreso dalle azioni umane.

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