Fœderatio Romana


Comincio oggi la ripubblicazione qui di una serie di storie che ho cominciato a scrivere cinque anni fa e che poi ho temporaneamente interrotto; si tratta per ora di due romanzi brevi e un romanzo, mentre è in corso la scrittura di un quarto volume, un altro romanzo, che ho interrotto a metà circa un anno fa ma potrei (forse) completare durante questa estate.
Il titolo collettivo della serie è appunto Fœderatio Romana, ma le singole storie sono autoconclusive e, entro certi limiti, indipendenti l’una dall’altra; quello che hanno in comune è soprattutto l’ambientazione, alcuni personaggi potranno ricomparire da una storia all’altra, ma questo non dovrebbe impedire di poterle leggere indipendentemente.


Quello che stai per leggere non è un romanzo storico, ma un racconto ambientato in una Storia alternativa. In genere si dice che la storia non si scrive con i “se” e con i “ma”, ma lo scopo delle ucronie è invece proprio quello di cercare di immaginare cosa avrebbe potuto accadere se…
In questi racconti Ottaviano, che noi conosciamo come Imperatore Augusto fondatore dell’Impero Romano, è morto di malattia nel 23 aC prima di riuscire a consolidare il suo potere e fondare una dinastia.
La morte prematura di Augusto e la successiva restaurazione della Repubblica hanno provocato una serie di cambiamenti alla Storia i quali, come onde sulla superficie dell’acqua, sono diventati sempre più grandi man mano che ci si allontanava dalla loro origine. Nel primo libro sono narrati fatti avvenuti circa settanta anni dopo la morte di Ottaviano, nei due libri successivi siamo già a centocinquant’anni e le differenze si sono fatte abbastanza evidenti.
Nel descrivere fatti avvenuti, o non avvenuti, quasi duemila anni fa, mi sono trovato spesso nell’imbarazzo della scelta tra l’uso di una terminologia moderna, più familiare ma possibilmente anacronistica, e l’utilizzo di termini arcaici, più ostici ma meno ambigui.
Per fare un esempio prendiamo la parola latina “cathedra”, che indica un tipo particolare di sedia a schienale alto e provvista di braccioli.
Avrei potuto tradurla tout court come “cattedra”, ma in italiano questa parola ha un significato diverso (anche se in realtà la cattedra vescovile è, appunto, una cathedra); oppure potevo renderlo con “sedia”, che sarebbe stato sostanzialmente corretto, ma a costo di perdere una quantità di sfumature di significato: “sedia” è un termine molto più generico di “cathedra”: alcune di quelle che noi chiamiamo sedie, per i romani sarebbero state delle “sellae” o dei semplici sgabelli; oppure avrei potuto spiegare tutto questo ogni volta usando delle perifrasi, appesantendo enormemente il testo.
Ho scelto quindi di lasciare in latino tutte quelle parole ed espressioni che non hanno un equivalente diretto in italiano o, che è persino peggio, hanno una traduzione quasi corretta ma con differenti sfumature di significato.
In appendice è riportato un glossario di questi termini, che nel testo compaiono in corsivo, e dei nomi di luoghi e personaggi storici citati. Tutti i termini che nel testo sono sottolineati in questo modo hanno un rimando al glossario ed è sufficiente passarci sopra con il mouse, o cliccarli, per leggere la nota relativa.
Sempre in appendice si trovano anche alcune note sul calendario romano, sulle unità di misura e sulle monete, e una sezione con alcuni commenti per aiutare il lettore a distinguere tra la finzione e la descrizione di eventi storici reali; consiglio caldamente di non leggere quest’ultima parte prima delle storie, in quanto contiene diversi spoiler.


Il terzo racconto, Orbis Sufficit, è un romanzo di viaggi. La maggior parte dei toponimi utilizzati nel testo non si possono trovare su un atlante, quindi anche questi hanno indicata in appendice la corrispondenza, quando possibile, con i luoghi moderni. In questa edizione web, inoltre, ho potuto giovarmi della moderna tecnologia QuiQuos Orbis™, inserendo alla fine di ciascun capitolo una mappa interattiva con indicati i luoghi citati nel capitolo stesso e il percorso compiuto finora dalla spedizione.


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Sono particolarmente benvenuti i commenti che mi segnalino errori, sia ortografici che di contenuto o di trama. Tenete presente però che, come ho detto poco sopra, questo non è un romanzo storico: anche se ho cercato di mantenere un’ambientazione storicamente credibile (e dove ho commesso errori sarò felice di ricevere correzioni) ricordate che ci troviamo in una Storia divergente dalla nostra, quindi in alcuni casi mi sono permesso intenzionalmente delle semplificazioni o delle alterazioni del contesto storico.


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