Capitolo 13


Il circo – Le scommesse – Altre idee assurde

Roma, prid. Kal. Nov. 810 AUC

Era la mattina del giorno precedente alle Kalendae di November e, nonostante il sole fosse appena sorto e l’aria fosse ancora molto fredda, una quantità di gente si stava già affollando alle entrate del Circo Massimo; era il penultimo giorno dei Ludi Victoriae Sullanae, ed erano in programma ventiquattro corse di quadrigae. Caio Arrio e Marco Lollio erano riusciti persino a convincere Vario Rufo ad accompagnarli al circo; era stata un’impresa non da poco convincere il vecchio soldato ad abbandonare per un giorno intero la sua officina.
I tre entrarono da una delle fauces del lato sudovest del circo, abbastanza a sinistra da avere una buona visuale sulla seconda meta; salirono per la ripida scala che portava al secondo livello dove, facendosi largo a spintoni nella folla che a sua volta li spingeva da tutte le parti, riuscirono a trovare posto a sedere.
Già adesso, all’ora prima di una fredda mattina di fine October, le immense gradinate del Circo Massimo si stavano cominciando a riempire; presto sarebbero rimasti liberi solo i posti nella zona centrale del terzo anello, troppo in alto per avere una visuale decente degli aurighi quando si trovavano vicino alle metae, quella che era invece di solito la parte più interessante della corsa. Si diceva che i tre ordini di posti dell’attuale circo, ricostruito e ampliato da Giulio Cesare, potessero ospitare duecentomila persone. Un numero enorme ma che risultava comunque insufficiente quando, nei giorni dei ludi più importanti, l’intera plebe di Roma cercava di accaparrarsi un posto.
Caio e i suoi amici erano arrivati preparati: comodi cuscini imbottiti per evitare di sedere sulla dura e fredda pietra; mantelli di lana da usare come coperte per tenere calde le gambe, almeno fino a che il sole non si fosse alzato abbastanza sull’orizzonte da scaldare un po’ l’aria; una sacca di provviste per avere qualcosa da mangiare nella lunga giornata autunnale. Naturalmente ci sarebbero state frotte di ambulanti pronti a vendere di tutto tra una corsa e l’altra, ma gli incauti che non si fossero portati il pranzo da casa avrebbero dovuto accontentarsi di cibi scadenti e vino troppo annacquato venduti a prezzi esorbitanti.
I sacrifici propiziatori per i ludi erano già stati officiati nei giorni precedenti, due tori bianchi a Iupiter il primo giorno e due vacche bianche a Iuno il secondo, quindi le celebrazioni preliminari furano abbastanza ridotte. Dopo un’interminabile processione lungo tutto il perimetro interno del circo, i pontifices fecero un’offerta di miele e vino alla Victoria Sullana e sacrificarono un capro sull’altare di Apollo Sol. La folla continuava a riversarsi sulle gradinate uscendo dai vomitoria, a spingere e imprecare cercando di conquistare dei buoni posti, ignorando completamente la funzione religiosa che si stava svolgendo davanti all’altare al centro della spina.
Finalmente, verso la metà della seconda ora, i pontifices e i loro assistenti si ritirarono e uno squillo di tubae salutò l’apertura del grande cancello al centro della curva alla destra dei tre amici. I banditori cominciarono ad annunciare i nomi degli aurighi e dei cavalli di ciascuna quadriga, man mano che entravano dal cancello divisi per factiones: verdi, azzurri, rossi e bianchi; ciascun equipaggio faceva un intero giro della pista a passo cadenzato e poi si dirigeva ai carceres, all’estremità opposta del grande anello. Quando furono tutti lì allineati, venne estratto a sorte l’ordine di partenza e le quadrigae, aiutate dagli inservienti di ciascuna factio, si posizionarono nei recinti assegnati, preparandosi alla partenza.
Quando i cancelli di tutti carceres furono chiusi, sul palco d’onore nel rettilineo di fronte alla seconda meta si fece avanti l’aedilis; sarebbe stato inutile cercare di tenere un discorso in quel luogo così immenso e con tutta quella folla che rumoreggiava, quindi si limitò ad alzare il braccio destro con in mano la grande mappa bianca e, dopo qualche istante, la lasciò cadere.
Immediatamente si sentì provenire dai carceres il rumore secco di dodici cancelli che si aprivano di scatto contemporaneamente e quarantotto cavalli si lanciarono di corsa con le loro dodici quadrigae. La linea di partenza era leggermente curva e inclinata rispetto all’asse della spina, in modo tale che i dodici equipaggi dovessero percorrere esattamente la stessa lunghezza per arrivare all’inizio del rettilineo seguendo ciascuno la sua corsia tracciata col gypsum sulla sabbia della pista. Da lì in poi, ciascun auriga poteva scegliere il percorso che preferiva in base alla sua capacità, alla velocità dei suoi cavalli e ai rischi che era disposto a correre tagliando la strada agli avversari.
Le quadrigae imboccarono il rettilineo per dirigersi verso la prima meta, al termine della spina, ma Marco Lollio era distratto: – Mi domando – chiese parlando tra sé e sé – come fanno ad aprire i cancelli dei carceres così rapidamente e tutti insieme…
Fu Vario Rufo a rispondergli, quasi casualmente: – Con un sistema a torsione come quello delle ballistae, presumo. Immagino che ogni cancello venga chiuso da una fune tirata da un argano e poi bloccato in posizione da un perno di fermo. Quando questo viene estratto, il cancello si apre con uno scatto, come i bracci di una ballista.
Emiliano rivolse al vecchio faber con uno sguardo stupito: – E tu come fai a saperlo, Vario Rufo? Quand’eri sotto le Aquile ti occupavi anche della manutenzione dei circhi?
– No, Emiliano, e quello che ho detto non è che so come funziona, ma solo che lo presumo. Ho pensato a qual è il modo più efficiente per ottenere quell’effetto e, supponendo che chi ha progettato i cancelli fosse competente, ho immaginato che abbia ragionato nello stesso modo.
– Ma non può essere – intervenne il piccolo citrarius – che ci siano altri modi per ottenere lo stesso risultato. Altri sistemi altrettanto efficienti o addirittura migliori?
– Potrebbero esistere, – rispose un po’ piccato il faber, – ma non con gli strumenti che noi oggi conosciamo. Come ho spiegato a Emiliano in un’altra occasione, tutte le macchine sono costruite mediante lo stesso principio: dividere un problema in problemi più piccoli, fino a che non si arriva ad avere problemi così semplici che possono essere risolti da quelle che sono le macchine più semplici: ruote, corde, leve, carrucole e così via. Queste macchine semplici sono in tutto meno di una dozzina: tutte le macchine che costruiamo, anche le più complesse, sono solo combinazioni di questi pochi elementi.
– Quindi se venisse inventata un nuovo tipo di macchina elementare che prima non esisteva, si potrebbero fare in modo diverso e migliore le stesse cose che facciamo oggi?
– Forse, o forse si potrebbero realizzare macchine che oggi sono impossibili. Se domani qualcuno mi dicesse come si fa a fare una ruota che gira da sola senza che nessuno la spinga, potrei costruirti un carro che non ha bisogno di essere trainato da muli o da buoi. – Rispose Rufo con una scrollata di spalle: – Ma finché qualcuno non inventerà una cosa del genere, continuerò a usare gli strumenti che conosco.
Emiliano si girò verso l’amico con aria dubbiosa: – Ma credi davvero che si potrebbe fare una cosa del genere?
– Non lo so e, onestamente, non mi interessa. Sono i filosofi che passano il loro tempo a pensare a cose che potrebbero esistere ma che non sanno come fare; noi faber ci limitiamo a fare.


A discutere di macchine e cancelli, si erano persi praticamente tutta la prima corsa; l’ultimo uovo cadde dalla spina proprio mentre Rufo stava finendo di parlare, segnando la vittoria di Floro della factio degli Azzurri. In effetti non era stata una gara molto combattuta, Floro “occupavit et vicit”: era balzato immediatamente al comando e aveva mantenuto la prima posizione fino alla fine, con i suoi compagni di factio dietro di lui a impedire che gli avversari potessero tentare un sorpasso.
Anche le due corse successive furono poco appassionanti, anche se si era avuto un momento emozionante quando proprio all’ultimo giro Felix, che aveva mantenuto per sei giri il secondo posto, riuscì a sorpassare la quadriga di testa con una manovra azzardata mentre doppiavano per l’ultima volta la meta.
Mentre gli inservienti ripulivano la pista in preparazione della quarta corsa, gli agenti degli allibratori si stavano nuovamente disperdendo nel grande anello offrendo agli scommettitori la possibilità di separarsi da un po’ del loro denaro. Marco Lollio fece un cenno a uno di loro che si avvicinò rapidamente: – Quanto offre il tuo padrone per Scorpus dei Verdi? – Chiese al giovane schiavo.
– Un denario per dieci assi, domine.
– Così poco? – Intervenne Vario Rufo: – Meno del doppio della scommessa e ci sono dodici quadrigae in gara.
– Certo, Vario, ma Scorpus è uno dei migliori aurighi che abbiano mai corso al Circo Massimo. – Marco Lollio sembrava molto sicuro di sé mentre contava monete dalla borsa che aveva in cintura: – Solo nell’ultimo anno ha vinto quasi due terzi delle corse a cui ha partecipato e in questa corsa i suoi compagni di factio hanno degli ottimi cavalli. È ampiamente il favorito, e a me piace giocare sul sicuro.
– Sarà, – commentò Emiliano scettico – io preferisco scommettere poco per vincere molto, piuttosto che rischiare molto per vincere poco.
Lollio intanto aveva contato cinque denarii e li aveva consegnati, ottenendone in cambio un rettangolino di pergamena su cui lo schiavo aveva riportato i dati della scommessa: l’indicazione dell’auriga vincente SCORPUS, la somma scommessa 𐆘 20 e il valore dell’eventuale vincita 𐆘 32. Lollio si rigirò la ricevuta tra le mani e poi si rivolse a Emiliano: – Opera tua, immagino.
– Sì. – Rise Emiliano guardando il biglietto in mano all’amico. – Quello doveva essere uno degli schiavi di Quinto Mario, uno degli allibratori per cui imprimo queste ricevute. – Il giorno e il numero della corsa erano impressi nella parte superiore del foglietto mentre sul verso c’era un complicato disegno che, a un esame più attento, risultò essere nient’altro che un monogramma QM molto ornato.
– Tutto questo lavoro solo per imprimere delle ricevute per le scommesse? – Chiese Rufo.
– Tutto questo lavoro solo per rendere le ricevute molto più difficili da falsificare. – Lo rimbeccò Emiliano: – In questo modo non puoi andare dall’allibratore a esigere il pagamento di una scommessa presentando una ricevuta falsa.
– Però un bravo copista potrebbe ugualmente riprodurlo…
– Ed è per questo che ne imprimiamo un certo numero di serie differenti, così nessuno può sapere in anticipo quale verrà utilizzata in un certo giorno. Adesso però guardiamo la corsa; stanno già chiudendo i cancelli dei carceres.


La corsa era iniziata molto male per Scorpus.
Tanto per cominciare il suo numero era stato sorteggiato quasi per ultimo, e quindi si era dovuto accontentare di partire in decima posizione, quasi all’estremità esterna della pista. Inoltre Menandro dei Rossi, il migliore degli altri aurighi in gara, partiva dalla posizione di sinistra, la più vicina alla spina e, come se questo non bastasse, Scorpus era affiancato dalle altre due quadrigae dei Rossi, una alla sua destra e l’altra alla sua sinistra.
Mentre imboccavano il rettilineo alla fine della corsia di partenza, i due Rossi che lo affiancavano strinsero la loro traiettoria e rallentarono deliberatamente costringendo Scorpus a posizionarsi dietro di loro, mentre Menandro, favorito dalla posizione centrale e dalla velocità dei suoi cavalli, si metteva subito al comando della corsa.
– Sembra che si metta male per la tua scommessa. – Commentò Emiliano guardando Marco Lollio.
– Quei bastardi si sono coalizzati contro di lui! Siccome è il favorito, stanno rinunciando alla loro possibilità di vittoria per aiutare il loro compagno di factio. – Scorpus era rimasto dietro ai due avversari Rossi, ed era ormai all’ultimo posto, mentre tutto il gruppo, loro compresi, si spostava verso sinistra, per essere il più possibile vicino alla spina quando avrebbero dovuto girare intorno alla meta.
Girarono intorno alla meta con Menandro sempre in testa e Scorpus in coda dietro ai due Rossi affiancati. Mentre percorrevano il secondo rettilineo tornando verso il punto di partenza, Scorpus si spostò gradualmente verso destra, allontanandosi dalla spina. Poco prima della curva intorno alla seconda meta, spronò i suoi cavalli e allargò all’improvviso sulla destra; i due Rossi furono presi di sorpresa e ci misero un istante di troppo a capire cosa stava succedendo mentre la quadriga di Scorpus li sorpassava a destra.
I due Rossi cercarono dapprima di accelerare per impedire la manovra, ma era troppo tardi e l’avversario stava già stringendo di nuovo a sinistra nell’imboccare la curva. Per evitare di finirgli addosso cercarono di rallentare di nuovo, ma i cavalli non riuscirono a rispondere correttamente a questi ordini contrastanti: il carro esterno sbandò vistosamente, quando il suo funalis sinistro continuò ad accelerare mentre i suoi compagni rallentavano, e si schiantò contro quello del suo collega di factio.
Entrambi i carri, strutture leggere di legno e cuoio, andarono a pezzi nell’impatto e i due aurighi vennero trascinati via dai cavalli ormai privi di controllo; riuscirono però ad estrarre le falces e a usarle per tagliare le redini che avevano legate in cintura, mentre degli inservienti si precipitavano sull’arena a recuperare i cavalli imbizzarriti e altri toglievano di mezzo i relitti dei carri distrutti.
– Un doppio naufragium al primo giro. Si preannuncia una corsa interessante. – Commentò Emiliano.
– Temo comunque che i miei venti sesterzi siano già perduti.
Intanto il primo uovo era caduto dalla spina per indicare la fine del primo giro. Eliminati i due Rossi che cercavano di ostacolarlo, Scorpus superò rapidamente i due carri che lo precedevano, un Azzurro e un Bianco, giungendo di nuovo alla prima meta in ottava posizione.
Continuò così per i quattro giri successivi; la sua strategia era semplice: si manteneva nella scia della quadriga che lo precedeva, cercando di mantenere una velocità costante in modo da risparmiare i cavalli, ma sempre pronto ad allargare verso destra nel caso che uno degli equipaggi dietro di lui volesse tentare un sorpasso.
Poi all’improvviso accelerava bruscamente e superava un altro concorrente, confidando nella propria abilità e nella potenza dei suoi cavalli.
Alla fine del sesto giro era risalito fino al terzo posto e il pubblico sulle gradinate era in delirio. Davanti a lui c’erano ancora uno dei Bianchi e appena più avanti l’ultimo dei Rossi, che era rimasto al comando sin dall’inizio.
Scorpus continuò a tallonare il Bianco per tutta la lunghezza del rettilineo e poi fece una finta a destra, come per prepararsi a sorpassarlo durante la curva; era la manovra più difficile, perché per sorpassare a destra in curva era necessario allungare la traiettoria rispetto all’avversario. Ma la fama di Scorpus, e il fatto che avesse appena recuperato nove posizioni, fecero temere il peggio all’auriga dei Bianchi, che allargò la curva per impedirgli il passaggio.
Era esattamente quello che Scorpus si era aspettato. Mentre il Bianco allargava per bloccarlo, il Verde strinse bruscamente verso la spina e scattò in avanti; i suoi cavalli riuscirono ad infilarsi tra quelli dell’avversario e la meta e mentre li sorpassava Scorpus frustò il funalis sinistro della quadriga Bianca. Il cavallo fece uno scatto in avanti e l’intero equipaggio Bianco scartò di conseguenza a destra facendo rovesciare il carro, mentre l’auriga lottava per liberarsi dalle redini che lo trascinavano sull’arena.
Adesso davanti a Scorpus c’erano solo il Rosso e quattrocento passi di rettilineo. Spronando i cavalli a dare il massimo delle loro possibilità riuscì a recuperare il distacco e raggiungere per primo la meta, con un vantaggio di meno di un cubito.
Erupit et vicit! – Gridò Marco Lollio insieme a buona parte del pubblico, mentre il vincitore compiva il giro d’onore della pista: – Avevo ragione a scommettere su di lui, nonostante abbiano cercato di bloccarlo ha recuperato dall’ultima posizione, provocando ben tre naufragia.
– Ti conviene cercare Quinto Mario, o uno dei suoi agenti, per incassare la tua scommessa, – fece notare Vario Rufo – penso che ci sarà una bel po’ di coda, visto che ha vinto il favorito. Nel frattempo io e Emiliano ti terremo il posto.


La decima corsa finì verso mezzogiorno. Dopo l’eccezionale vittoria di Scorpus le corse successive era sembrate quasi banali, anche se in effetti c’erano stati alcuni momenti entusiasmanti.
Emiliano e i suoi amici decisero che era ora di mangiare qualcosa e cominciarono a dividersi le provviste che avevano portato: pane, formaggio, salsiccia, olive, qualche mela un po’ raggrinzita e un’anforetta di vino già allungato con acqua.
– Stavo pensando a una cosa… – Cominciò a dire Emiliano, ma venne subito interrotto da Marco Lollio con un tono di finta disperazione: – Oh dei, no, non un’altra volta. Perché tutte le tue nuove idee devono sempre tradursi in lavoro per noi?
– Ah, no, stai tranquillo. Questa è un’idea troppo stupida per essere davvero realizzabile. – Lo rassicurò Emiliano: – Stavo pensando che per quanto questo circo sia grande, non può contenere che forse un quinto della popolazione di Roma.
– Sì, più o meno. – Confermo Vario Rufo: – In effetti quando ci sono gli eventi più importanti c’è sempre una gran folla che resta fuori per mancanza di spazio, e tanti restano direttamente a casa per non rischiare di fare la coda inutilmente.
– Ecco, quello che stavo pensando è che potrebbe essere una buona idea imprimere un foglio con i risultati delle corse, magari anche con una descrizione degli episodi più interessanti come la vittoria di Scorpus stamattina, e distribuirne le copie nei locali pubblici di Roma: popinae, thermopolia, magari anche alle thermae.
– Dovresti imprimerne un bel po’, – commentò Marco Lollio – considerando quanti sono i locali del genere a Roma.
– Certamente. E questo sarebbe solo un vantaggio, perché usando la stessa matrice per imprimere centinaia di copie, abbasserei il costo in maniera considerevole. Ma…
– Ma?
– Ma ci sono almeno tre problemi che temo siano insormontabili. Il primo è il costo della pergamena: un foglio di pergamena abbastanza grande per quello che ho in mente costa circa un sesterzio e aggiungendoci il costo dell’imprimitura, della distribuzione e del mio guadagno diventerebbe circa il doppio; troppo per la maggior parte dei possibili clienti. In secondo luogo, ho già dei problemi a procurarmi abbastanza pergamena per i miei lavori normali; se chiedessi ai miei fornitori di farmi avere centinaia di piedi quadri di pergamena per ogni giorno di corse, mi riderebbero in faccia.
– Non potresti trovare degli altri fornitori? – Intervenne Vario Rufo: – Magari importando la pergamena direttamente da fuori Roma?
– Forse sì, ma non ho le conoscenze e i mezzi adeguati per farlo, e comunque questo farebbe aumentare ancora di più il prezzo. E poi c’è il terzo problema, che è il più grave di tutti: per incidere una matrice così grande, completamente coperta di testo, ci vorrebbero molti giorni di lavoro dell’incisore.
– Capisco, direi che questo chiude definitivamente l’argomento. – Disse Vario Rufo scuotendo la testa.
– Perché, solo per il costo della matrice? – Chiese il citrarius: – Mi sembrava di aver capito che il costo verrebbe diviso per il numero di copie, e non sarebbe quindi eccessivamente gravoso.
– Non è un problema di costo, Marco Lollio. Supponi che io stasera porti a Caio Duilio un resoconto delle corse di oggi; fra tre o quattro giorni, se va tutto bene, lui mi consegnerebbe la matrice con cui io dovrei far imprimere qualche centinaio di copie e poi farle distribuire. Nella migliore delle ipotesi arriverebbero ai clienti fra cinque giorni, e per allora a chi potrebbe più interessare?
– Hai ragione. Fra cinque giorni chiunque sia interessato alle corse avrà saputo già tutto da quelli che sono qui adesso.
– Però è un peccato, – concluse Emiliano con un sospiro – sul momento mi sembrava così un’idea così buona…

© Paolo Sinigaglia 2013-2017 – È proibita la riproduzione anche parziale

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