Capitolo 91 Ruoli, parte II

Articolo originale
Eliezer Yudkowsky

Poco dopo, vi fu un’altra bussata alla porta del magazzino.
“Se davvero vi interessa la mia sanità mentale”, disse il ragazzo senza alzare lo sguardo, “ve ne andrete, mi lascerete da solo, e aspetterete che scenda a cena. Questo non è d’aiuto”.
La porta si aprì, e colui che aveva aspettato fuori entrò.
“Sul serio?” disse basito il ragazzo.
La porta si chiuse con uno scatto dietro Severus Snape.
Il Maestro di Pozioni di Hogwarts non aveva nulla della sua consueta arroganza, o persino dell’aria distaccata che assumeva regolarmente nell’ufficio del Preside; il suo sguardo era strano, mentre guardava in basso verso il ragazzo a guardia di quella porta; i suoi pensieri imperscrutabili.
“Neppure io posso immaginare cosa stia pensando la Vicepreside”, disse il Maestro di Pozioni di Hogwarts. “A meno che io non debba servire da monito su dove la condurrà la decisione di assumere su di sé la colpa per la sua morte”.
Le labbra del ragazzo si strinsero. “Bene. Saltiamo avanti alla fine di questa conversazione. Lei ha vinto, professor Snape. Riconosco che lei è stato più responsabile per la morte di Lily Potter di quanto sia io per la morte di Hermione Granger, e che la mia colpa non può essere all’altezza della sua. E poi le chiedo di andarsene, e lei dice loro che sarebbe probabilmente meglio lasciarmi da solo per un po’. Abbiamo finito?”
“Quasi”, disse il Maestro di Pozioni. “Sono io quello che ha messo le note sotto il cuscino della signorina Granger, dicendole dove trovare gli scontri in cui è intervenuta”.
Il ragazzo non reagì affatto alla rivelazione. Infine parlò. “Perché non le piace il bullismo”.
“Non solo quello”. C’era una nota di dolore nella voce del Maestro di Pozioni che vi sembrò aliena; era difficile immaginare che fosse la stessa voce acida che insegnava ai bambini a non mescolare una volta di più o si sarebbero fatti saltare in aria i polsi. “Avrei dovuto capirlo… molto prima, suppongo, eppure non l’ho proprio visto, completamente assorto da me stesso. Il fatto che io sia stato scelto come Preside di Serpeverde… significa che Albus Silente aveva completamente perso la speranza che Casa Serpeverde potesse essere aiutata. Sono certo che Silente debba aver provato, non posso immaginare che non abbia provato, quando si è fatto carico inizialmente di Hogwarts. Deve essere stato un grave colpo per lui, quando in seguito una così gran parte di Serpeverde rispose alla chiamata del Signore Oscuro… non mi avrebbe dato autorità su quella Casa, agendo come ho fatto, a meno che non avesse perso ogni speranza”. Le spalle del Maestro di Pozioni si abbassarono, sotto il suo mantello punteggiato e macchiato. “Ma lei e la signorina Granger stavate cercando di fare qualcosa, e voi due siete persino riusciti a portare dalla vostra parte il signor Malfoy e la signorina Greengrass, e forse quei due avrebbero dato un esempio differente… Suppongo che sia stato stupido da parte mia crederlo. Il Preside non sa ciò che ho fatto, e le chiedo di non riferirglielo”.
“Perché mi sta raccontando questo?”
“Le cose sono diventate troppo serie per non dirlo a qualcuno”. Le labbra di Severus Snape si contorsero. “Ho visto abbastanza trame disastrose, nel mio mandato come Preside di Serpeverde, da sapere come talvolta vanno a finire. Se, in futuro, tutto dovesse venire alla luce – allora almeno l’avrò detto a lei, e lei potrà confermarlo”.
“Adorabile”, disse il ragazzo. “Grazie per aver chiarito la cosa. È tutto?”
“Intende affermare che la sua vita è ormai rovinata e che non c’è altro per lei se non la vendetta?”
“No. Ho ancora –” Il ragazzo si interruppe.
“Allora ci sono pochi consigli che le posso dare”, disse Severus Snape.
Il ragazzo annuì assorto. “Da parte di Hermione, grazie per averla aiutata con i bulli. Le direbbe che era la cosa giusta da fare. E ora le sarei molto grato se potesse dir loro di lasciarmi stare”.
Il Maestro di Pozioni si voltò verso la porta, e quando il suo viso fu nascosto, la sua voce giunse in un sussurro. “Sono veramente dispiaciuto per la sua perdita”.
Severus Snape se ne andò.
Il ragazzo restò con lo sguardo fisso, cercando di ricordare, il meglio che poteva da quella distanza, parole che erano state pronunciate qualche tempo prima.
I suoi libri l’hanno tradita, Potter. Non le hanno detto l’unica cosa che aveva bisogno di sapere. Non può imparare dai libri ciò che significa perdere colei che si ama. È qualcosa che non può mai sapere senza farne esperienza di persona.
Era andata più o meno così, pensò il ragazzo, se ricordava correttamente.

Ormai erano passate ore, nella sezione dell’infermeria con la sua porta chiusa e dietro di essa un corpo esposto solennemente.
Harry continuava a fissare la propria bacchetta, che gli giaceva in grembo. I piccoli graffi e le sbavature sugli undici pollici di agrifoglio, difetti che non aveva mai guardato abbastanza da vicino da notarli prima. Un rapido calcolo mentale disse che non c’era ragione di preoccuparsi, poiché se quello era l’accumulo di sei o sette mesi di danni, allora la durata normale di una vita non avrebbe consumato la bacchetta per intero. In quel momento, probabilmente si sarebbe preoccupato che il suo Giratempo gli fosse portato via se avesse gridato apertamente `Qualcuno ha un Giratempo?’ nella Sala Grande, ma sarebbe stato abbastanza facile prendere l’impegno in anticipo di trovare, dopo pranzo, qualcuno che mandasse al professor Flitwick un messaggio indietro nel tempo di due ore, e allora il professor Flitwick avrebbe potuto andare dritto da Hermione, o mandarle il proprio corvo Patronus, molto prima che il troll si fosse anche solo avvicinato a lei. O quell’Harry alternativo avrebbe potuto aver già imparato che era troppo tardi – aver sentito della morte di Hermione dopo pranzo e prima che avesse potuto far mandare qualche messaggio indietro nel tempo? Forse una linea guida basilare dell’operare con i viaggi nel tempo era assicurarsi di non rischiare mai di sapere di essere troppo in ritardo, se non eri ancora tornato indietro. C’era una minuscola bruciatura chimica all’estremità della sua bacchetta, ora, presumibilmente per il contatto con l’acido in cui aveva parzialmente Trasfigurato il cervello del troll, ma la bacchetta sembrava robusta rispetto a perdite di piccole quantità di legno. Davvero il concetto che una `bacchetta magica’ fosse necessaria diventava sempre più strano quando ci si pensava. Sebbene, se in un qualche modo misterioso si inventavano di continuo nuovi incantesimi, se nuovi rituali erano scolpiti come nuove leve nella macchina sconosciuta, poteva semplicemente essere che la gente continuasse a inventare rituali che includevano bacchette, proprio come inventavano frasi come `Wingardium Leviosa’. Davvero sembrava che la magia dovesse essere, in qualche senso, quasi arbitrariamente potente, e certamente sarebbe stato conveniente se Harry avesse potuto semplicemente aggirare qualunque limitazione concettuale che impediva alla gente di inventare incantesimi come `Aggiusta Tutto Per Sempre’, ma in qualche modo nulla era mai così facile quando era in gioco la magia. Harry guardò nuovamente il proprio orologio meccanico, ma non era ancora il momento.
Aveva cercato di lanciare l’Incantesimo Patronus, con l’intenzione di dire al suo Patronus di andare da Hermione Granger. Giusto nel caso che fosse tutta una bugia, un Incantesimo del Falso Ricordo o uno dei chissà quanti modi in cui ai maghi si potevano far chiudere gli occhi e sognare. Giusto nel caso che l’Hermione reale fosse viva e trattenuta da qualche parte, malgrado la sensazione che la sua vita l’avesse lasciata. Giusto nel caso che vi fosse una vita dopo la morte e il Vero Patronus potesse raggiungerla.
L’incantesimo non aveva funzionato, però, così quella verifica particolare non era riuscita a fornire alcuna prova, lasciandolo con la precedente e sfavorevole probabilità a priori.
Passò del tempo, e poi ancora altro tempo. Dall’esterno si sarebbe visto solo un ragazzo, seduto, che fissava la sua bacchetta con uno sguardo astratto, osservando il proprio orologio ogni due minuti o giù di lì.
La porta della sezione infermeria si aprì ancora.
Il ragazzo là seduto guardò in su con uno sguardo mortale e agghiacciante.
Poi il volto del ragazzo s’incrinò per lo sconcerto, ed egli balzò in piedi.
“Harry”, disse l’uomo con la camicia formale dal colletto abbottonato e un gilè nero gettato sopra. La sua voce era rauca. “Harry, cosa sta accadendo? Il Preside della tua scuola – si è presentato con quelle ridicole vesti nel mio ufficio e mi ha detto che Hermione Granger è morta!”
Un momento dopo una donna seguì l’uomo nella stanza; sembrava meno confusa dell’uomo, meno frastornata e più spaventata.
“Papà”, disse debolmente il ragazzo. “Mamma. Sì, è morta. Non vi hanno detto altro?”
“No! Harry, cosa sta accadendo?”
Ci fu una pausa.
Il ragazzo si lasciò cadere contro il muro. “Non p-posso, non posso, non posso farlo”.
“Cosa?”
“Non posso fingere di essere un bambino, n-non ne ho proprio l’energia ora.”
“Harry”, disse la donna in modo incerto. “Harry –”
“Papà, sai quei libri fantasy in cui l’eroe deve nascondere tutto dai suoi genitori perché loro, loro non capirebbero, reagirebbero stupidamente e intralcerebbero l’eroe? È un espediente narrativo, giusto, in modo che l’eroe debba risolvere tutto da solo invece di dirlo ai propri genitori. Ti p-prego non essere quell’espediente narrativo, Papà, o anche tu, Mamma. Non… non interpretate quella parte. Non siate i genitori che non capiranno. N-non sgridatemi facendomi richieste da genitori a cui non posso obbedire. Perché sono finito per caso in uno stupido e sanguinario romanzo fantasy e ora Hermione – n-non ho la forza per sopportarlo.”
Lentamente, come se i suoi arti fossero animati solo a metà, l’uomo col gilè verde si inginocchiò vicino a Harry in piedi, in modo che i suoi occhi fossero allo stesso livello di quelli del figlio. “Harry”, disse l’uomo. “Ho bisogno che tu mi dica tutto quello che è accaduto, subito”.
Il ragazzo fece un respiro profondo, deglutì. “Mi d-dicono che il Signore Oscuro che ho sconfitto potrebbe essere ancora vivo. Come se questa non fosse la t-trama di cento libri del cavolo, giusto? Così, potrebbe anche essere che il Preside della mia scuola, che è il mago più potente del mondo, sia impazzito. E, e prima di questo Hermione è stata incastrata per un tentato omicidio, non che qualcuno l’abbia raccontato ai suoi genitori o cose simili. Lo studente del cui tentato omicidio è stata accusata era il figlio di Lucius Malfoy, che è il più potente politico della Gran Bretagna magica, e che è stato il numero due del Signore Oscuro. L’incarico di Professore di Difesa di questa scuola ha una maledizione, nessuno mai resiste più di un anno, hanno un proverbio che dice che il Professore di Difesa è sempre un sospettato. Il Professore di Difesa di quest’anno è segretamente un mago misterioso che si è opposto al Signore Oscuro durante l’ultima guerra e che potrebbe essere o meno malvagio egli stesso. Inoltre il Maestro di Pozioni è stato ossessionato da Lily Potter per anni e potrebbe essere dietro tutta questa cosa per qualche contorta ragione psicologica”. Le labbra del ragazzo si premettero amaramente. “Penso che sia la parte principale di questa trama dannatamente stupida”.
L’uomo, che aveva ascoltato tutto ciò in silenzio, si alzò. Mise una mano gentile sulla spalla del ragazzo. “Basta così, Harry”, disse. “Ho sentito abbastanza. Stiamo lasciando questa scuola immediatamente e ti portiamo con noi”.
La donna stava guardando il ragazzo, il suo volto che poneva una domanda.
Il ragazzo ricambiò lo sguardo e annuì.
La voce della donna fu flebile quando parlò. “Loro non ce lo permetteranno, Michael”.
“Non hanno alcun diritto legale di fermarci –”
Diritto? Siete Babbani”, disse il ragazzo. Sorrise in maniera contorta. “Avete tanta importanza nel sistema legale della Gran Bretagna magica quanto i topi. A nessun mago importerà qualsiasi argomentazione proporrai riguardo i diritti, riguardo la correttezza, non perderanno tempo neppure ad ascoltare. Non hai nessun potere, capisci, quindi non devono preoccuparsene. No, Mamma, non sto sorridendo perché sono d’accordo con le loro politiche sui Babbani, sorrido perché non sono d’accordo con le vostre politiche sui bambini”.
“Allora”, disse con fermezza il professor Michael Verres-Evans, “vedremo cos’ha da dire a proposito il vero governo. Conosco uno o due deputati –”
“Diranno, lei è pazzo, le auguro buona permanenza in questo manicomio. Questo supponendo che gli Obliatori del Ministro non ti prendano prima e cancellino i tuoi ricordi. Lo fanno spesso ai Babbani, sento dire. Immagino che quelli che stanno davvero in alto nel nostro governo abbiano stretto dei comodi accordi. Forse ottengono qualche Incantesimo di guarigione di tanto in tanto, se qualcuno di importante si prende un tumore”. Il ragazzo sorrise ancora contortamente. “E questa è la situazione, Papà, come Mamma sa già. Non vi avrebbero mai portati qui o detto qualcosa, se ci fosse stata una sola cosa che avreste potuto fare”.
La bocca dell’uomo si aprì ma non ne uscì alcuna parola, come se avesse letto un copione che descriveva cosa doveva fare un genitore preoccupato in questo genere di situazioni, e questo copione fosse improvvisamente giunto a un punto vuoto.
“Harry”, disse la donna incerta.
Il ragazzo la guardò.
“Harry, ti è successo qualcosa? Sembri… diverso…”
“Petunia!” disse l’uomo, la sua lingua apparentemente di nuovo funzionante. “Non dire cose simili! È sotto tensione, tutto qui”.
“Beh, Mamma, sai –” La voce del ragazzo si incrinò. “Sei sicura di volerlo sapere tutto insieme, Mamma?”
La donna annuì, sebbene non parlò.
“Ho… sai come quello psicologo scolastico pensasse che avessi problemi di gestione della rabbia? Beh –” Il ragazzo si fermò, e deglutì. “Non so come spiegartelo, Mamma. È qualcosa di magico invece. Probabilmente qualcosa che ha a che fare con quello che è successo la notte in cui i miei genitori morirono. Ho… beh, lo chiamavo misterioso lato oscuro e so che sembra una battuta e ho controllato con… con un antico cappello magico telepatico per assicurarmi che la mia cicatrice non fosse realmente abitata dallo spirito del Signore Oscuro e ha detto che c’era solo una persona sotto la sua falda e comunque non penso che i maghi abbiano vere anime poiché possono lo stesso soffrire di danni cerebrali, solo –”
“Harry, rallenta!” disse l’uomo.
“– solo, solo che qualunque cosa sia, è comunque reale, c’è qualcosa dentro di me, mi ha dato la forza di volontà quando le cose andavano male, potevo fronteggiare qualsiasi cosa fin tanto che ero arrabbiato, Snape, Silente, l’intero Wizengamot, il mio lato oscuro non ha avuto paura di nulla se non dei Dissennatori. E non sono stupido, sapevo che poteva esserci un prezzo da pagare per usare il mio lato oscuro e ho continuato a stare attento per vedere quale potesse essere questo prezzo. Non ha cambiato la mia magia, non è sembrato causare una variazione permanente di allineamento morale, non ha provato ad allontanarmi dai miei amici o cose simili, così ho continuato a usarlo ogni qual volta dovevo e ho capito solo troppo tardi quale fosse davvero il prezzo –” La voce del ragazzo era diventata quasi un sussurro. “L’ho capito solo oggi… ogni volta che lo richiamo… consuma la mia infanzia. Ho ucciso quella cosa che ha colpito Hermione. E non è stato il mio lato oscuro a farlo, sono stato io. Oh, Mamma, Papà, mi dispiace”.
Vi fu un lungo silenzio riempito dal suono di maschere che si rompevano.
“Harry”, disse l’uomo, inginocchiandosi ancora, “ho bisogno che tu ricominci daccapo e lo spieghi molto più lentamente”.
Il ragazzo parlò.
I genitori ascoltarono.
Qualche tempo dopo, il padre si alzò.
Il ragazzo guardò in su verso di lui, facendo una smorfia per l’amara trepidazione.
“Harry”, disse l’uomo, “Petunia e io ti faremo uscire da qui il più velocemente possibile –”
“Non farlo”, avvertì il ragazzo. “Dico sul serio, Papà. Il Ministero della Magia non è qualcosa contro cui puoi combattere. Fingi che siano l’ufficio delle tasse o il preside di facoltà o qualcos’altro che non sopporti qualunque sfida al proprio dominio. Nella Gran Bretagna magica ti è permesso di ricordare solo ciò che il governo pensa che dovresti ricordare, e ricordare l’esistenza della magia o che hai un figlio di nome Harry è un privilegio, non un diritto. E se loro lo facessero andrei in pezzi e trasformerei il Ministero in un gigantesco cratere fumante. Mamma, tu sai come vanno le cose, devi assolutamente impedire a Papà di fare qualcosa di stupido”.
“E figliolo –” L’uomo si massaggiò le tempie. “Forse non dovrei dirlo ora… ma sei sicuro che ciò di cui stai parlando sia davvero un lato oscuro magico, e non qualcosa di normale per un ragazzo della tua età?”
“Normale”, disse il ragazzo con artificiosa pazienza. “Normale come, esattamente? Potrei controllare di nuovo, ma sono ragionevolmente sicuro che non vi fosse nulla di simile in L’arte di allevare i bambini: una guida per genitori. Il mio lato oscuro non è uno stato emotivo, mi rende più intelligente. In qualche modo, almeno. Non si può fingere di essere più intelligenti”.
L’uomo si massaggiò di nuovo la testa. “Beh… c’è un certo fenomeno molto conosciuto nel quale un bambino subisce un processo biologico che talvolta può renderlo arrabbiato e cupo e triste, e questo processo incrementa anche significativamente la sua intelligenza e la sua altezza –”
Il ragazzo si appoggiò al muro. “No, Papà, non mi sto trasformando in un adolescente. Ho controllato col mio cervello e pensa ancora che le ragazze siano sdolcinate. Ma se questo è ciò che vuoi fingere, allora va bene. Forse starò meglio se non mi credi. È solo che –” La voce del ragazzo si strozzò. “È solo che non potevo sopportare di mentire su questo”.
“L’adolescenza non funziona necessariamente così, Harry. Potrebbe volerci ancora un po’ prima di notare le ragazze. Se, in effetti, non ne hai già notat-” e l’uomo si fermò bruscamente.
“Hermione non mi piaceva in quel senso”, sussurrò il ragazzo. “Perché tutti quanti continuano a pensare che dovesse essere per quello? È irrispettoso verso di lei lei, pensare che potesse piacere a qualcuno solo in quel senso”.
L’uomo deglutì visibilmente. “Comunque, figliolo, resta al sicuro mentre provvediamo a farti uscire da qui, questo è chiaro? Non metterti a pensare sul serio che sei passato al lato oscuro. So che hai avuto, ah, quelli che di solito chiamavo i tuoi momenti Ender Wiggin –”
“Penso che siamo andati ben oltre Ender e dritti a Ender dopo che gli Scorpioni uccidono Valentine.”
“Harry, è esattamente questo quello che dico che non dovresti pensare”, disse fermamente il professor Verres-Evans. “Non devi convincerti che stai diventando malvagio. Non devi far del male a nessuno, metterti in pericolo, o immischiarti con qualunque tipo di magia nera, finché tua Madre e io non riusciremo a toglierti da questa situazione. È chiaro, figliolo?”
Il ragazzo chiuse gli occhi. “Questo sarebbe un consiglio meraviglioso, Papà, se solo fossimo in un fumetto”.
Harry –” iniziò l’uomo.
“La polizia non può farlo. I soldati non possono farlo. Il mago più potente del mondo non ha potuto farlo, e ci ha provato. Non è giusto nei confronti dei passanti innocenti giocare a fare Batman se non puoi effettivamente proteggere tutti secondo quelle regole di condotta. E ho appena dimostrato che io non posso farlo.”
Perle di sudore luccicavano sulla fronte del professor Michael Verres-Evans. “Adesso ascoltami. Non importa quello che hai letto nei libri, tu non sei tenuto a proteggere nessuno! O a farti coinvolgere in cose pericolose! Assolutamente nulla di pericoloso di nessun genere! Stai semplicemente lontano da qualsiasi cosa, da ogni minima pazzia in corso in questo manicomio, mentre ti tiriamo fuori da qui il primo istante che possiamo!”
Il ragazzo guardò in maniera indagatoria suo padre, poi sua madre. Poi guardò nuovamente l’orologio da polso.
“Idea eccellente”, disse il ragazzo.
Marciò verso la porta che conduceva fuori, e l’aprì di colpo.

La porta si aprì con uno schianto che fece sobbalzare Minerva, e prima che avesse il tempo di pensare, Harry Potter uscì marciando dalla stanza, lanciando un’occhiataccia dritto contro di lei.
“Ha portato i miei genitori qui”, disse il Ragazzo-Che-È-Sopravvissuto. “A Hogwarts. Dove Tu-Sai-Chi o qualcun altro è in agguato, e ha preso di mira i miei amici. Esattamente cosa stava pensando?”
Non rispose che aveva pensato a Harry seduto di fronte alla porta del magazzino che conteneva il corpo di Hermione, rifiutando di muoversi.
“Chi altro ne è a conoscenza?” chiese Harry Potter. “Qualcuno li ha visti con lei?”
“Il Preside li ha portati qui –”
“Li voglio fuori da qui immediatamente prima che qualcun altro se ne accorga, specialmente Tu-Sai-Chi, ma anche il professor Quirrell o il professor Snape. La prego di mandare il suo Patronus dal Preside e di dirgli che deve riportare subito indietro quella cosa. Non menzioni i miei genitori per nome, o come persone, nel caso qualcuno stia ascoltando.”
“Infatti”, disse il professor Verres-Evans, annuendo severamente da dove si trovava, immediatamente dietro il ragazzo, Petunia un passo dietro di lui. La sua mano si posò fermamente sulla spalla di Harry. “Finiremo di parlare con nostro figlio a casa”.
“Un momento, prego”, disse Minerva con una gentilezza di riflesso. Il suo primo tentativo di lanciare il Patronus fallì, uno svantaggio che quell’Incantesimo aveva in talune circostanze. Non era la prima volta che l’aveva fatto, ma sembrava averci perso la mano –
Minerva non prestò ascolto al pensiero e si concentrò.
Una volta inviato il messaggio, si girò nuovamente verso il professor Verres-Evans. “Signore, temo che il signor Potter non debba lasciare la Scuola di Hogwarts –”
Quando Albus finalmente arrivò, c’erano ormai delle grida, avendo il babbano rinunciato alla dignità. Quanto meno c’erano grida da una delle parti della discussione. Minerva non vi metteva il cuore. La verità era che non poteva credere alle parole che uscivano dalla sua bocca.
Appena il professore si girò per discutere con il Preside, Harry Potter, che era rimasto in silenzio per tutto il tempo, parlò. “Non qui”, disse Harry. “Puoi discutere con lui ovunque ma non a Hogwarts, Papà. Mamma, ti prego, ti prego assicurati che Papà non provi a fare qualcosa che lo metta nei guai col Ministero”.
Il volto di Michael Verres-Evans era sconvolto. Si girò, guardò Harry Potter. Quando la sua voce venne fuori fu roca, accompagnata da un po’ di umidità nei suoi occhi. “Figliolo – cosa stai facendo?”
“Sai perfettamente bene cosa sto facendo”, disse Harry Potter. “Hai letto quei fumetti molto prima di darli a me. Sono passato attraverso un mucchio di fesserie, sono maturato un po’, e ora proteggo i miei parenti. In effetti, è ancora più semplice di così, sai quello che sto facendo perché hai provato a fare la stessa cosa. Sto facendo portare subito via da Hogwarts le persone che amo, ecco cosa sto facendo. Preside, la prego di portarli fuori da qui prima che Tu-Sai-Chi scopra la loro presenza e ne decreti la morte”.
Michael Verres-Evans iniziò uno scatto frenetico verso Harry, e poi ogni movimento si fermò con il Babbano piegato in avanti nel suo gesto.
“Mi dispiace”, disse sommessamente il Preside. “Presto ne riparleremo. Minerva, ero con gli altri quando hai chiamato, stanno aspettando nel tuo ufficio”.
Il Preside avanzò come se stesse planando, finché non giunse nel mezzo del luogo in cui l’uomo e la donna stavano congelati; e vi fu un’altra vampata di fiamme.
Il movimento riprese.
Minerva guardò Harry.
Non le vennero le parole.
“Mossa intelligente, portarli qui”, disse Harry Potter. “Probabilmente ha danneggiato in modo permanente la nostra relazione. Tutto ciò che volevo era essere lasciato maledettamente solo fino alla maledetta ora di cena. Che”, il ragazzo guardò il proprio orologio da polso, “è comunque ora. Andrò a salutare Hermione da solo, cosa che le prometto richiederà meno di due minuti, e poi uscirò e andrò a mangiare qualcosa come avrei fatto in ogni caso. Non disturbatemi per questi due maledetti minuti, o perderò la pazienza e cercherò di uccidere qualcuno, dico sul serio, Professoressa”.
Il ragazzo si girò ed entrò a grandi passi nella piccola stanza, aprì la porta posteriore che dava sul luogo in cui il corpo di Hermione Granger era conservato, e vi entrò prima che ella potesse pensare di parlare. Attraverso la porta ella ebbe una visione fulminea che sapeva che nessun bambino avrebbe dovuto avere –
La porta si chiuse rumorosamente.
Iniziò ad avanzare, senza pensarci.
A metà strada verso la porta, si fermò.
La sua mente era ancora lenta, e dolorante, e la parte di lei che Harry Potter avrebbe chiamato l’immagine di un educatore severo stava articolando senza vita parole riguardo i comportamenti inappropriati da parte dei bambini. Il resto di lei non pensava che fosse una buona idea lasciare qualunque bambino, persino Harry Potter, da solo in una stanza con il corpo insanguinato della sua migliore amica. Ma l’atto di aprire la porta, o di esercitare qualunque genere di autorità, non le sembrò saggio. Non c’erano cose giuste da fare, e non c’erano cose giuste da dire; o se vi fosse stato qualche modo corretto, ella non lo conosceva.
Molto lentamente, un minuto e mezzo passò.

Quando la porta si aprì di nuovo, Harry sembrò essere cambiato, come se quel minuto e mezzo fosse passato sul corso di vite intere.
“Sigilli la stanza”, disse sommessamente Harry, “e andiamo, professoressa McGonagall”.
Camminò fino alla porta del magazzino. Non fu del tutto capace di impedirsi di guardare dentro, e vide il sangue secco, le lenzuola che coprivano la metà inferiore, la parte superiore del corpo cerea e simile a una bambola, e una rapida visione degli occhi chiusi di Hermione Granger. Qualcosa dentro di lei cominciò da capo a piangere.
Chiuse la porta.
Le sue dita si mossero sulla bacchetta, la sua bocca pronunciò le parole senza pensare, Incantesimi e protezioni per sigillare la stanza da ogni accesso.
“Professoressa McGonagall”, disse Harry con una strana voce, come se ripetesse a memoria, “ha lei la roccia? La roccia che il Preside mi diede? Dovrei Trasfigurarla di nuovo in una gemma, poiché si è dimostrata utile”.
Automaticamente i suoi occhi andarono all’anello al mignolo sinistro di Harry, notando il vuoto nel castone dove la gemma sarebbe dovuta essere. “L’accennerò al Preside”, rispose la sua lingua.
“Quella è la tattica consueta, ad ogni modo?” disse Harry, la voce ancora strana. “Trasportare qualcosa di grande Trasfigurato in qualcosa di piccolo da usare come arma? O è un esercizio consueto per allenarsi nelle Trasfigurazioni?”
Assorta, scosse la testa.
“Bene, andiamo, allora.”
“Devo –” la sua voce si fermò. “Temo di avere qualcos’altro che devo fare, ora. Starà bene da solo, e mi prometterà di andare direttamente alla Sala Grande e di mangiare qualcosa, signor Potter?”
Il ragazzo promise (salvo circostanze eccezionali e impreviste, una clausola con la quale ella non discusse) e poi uscì dalla stanza.
Ciò che si prospettava davanti a lei… non sarebbe stato più facile, certamente, e avrebbe potuto ben essere più difficile.

Minerva camminò verso il suo ufficio con passo rapido; non lentamente, perché quella sarebbe stata una scortesia.
La professoressa McGonagall aprì la porta del suo ufficio.
“Signora Granger”, disse la sua voce, “signor Granger, sono così tremendamente dispiaciuta per –”

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